L’INCONTRO CON MICHELE BORSOI: DA MUSICISTA A TECNICO DEL SUONO

IMMAGINE E SUONO: UN BINOMIO IMPRESCINDIBILE

Nel pomeriggio della terza ed ultima giornata di proiezione dei film in concorso, abbiamo avuto l’occasione di incontrare il musicista Michele Borsoi. Ci ha raccontato le sue prime esperienze con i musicisti locali quali Alberto Grollo, Nello Marini e Willy Mazzer, la sua attività come docente e i diversi progetti personali in cui ha avuto modo di cimentarsi come arrangiatore e autore. Divertenti si sono dimostrati i suoi esperimenti: ci ha presentato una breve clip del film Sunshine di Stanley Kubrik, tratto dal romanzo di Stephen King (senza ovviamente rivelarci le fonti), prima con una colonna sonora allegra, e poi la stessa clip ma con una colonna sonora drammatica, tipica del genere thriller; questo per farci capire quanto importante sia la musica in un film, come essa aiuti lo spettatore ad immedesimarsi nella scena, nella storia, nell’ambientazione: la musica aiuta a capire le immagini. La stessa scena poteva essere interpretata come l’inizio di un’allegra scampagnata in montagna di una famiglia o come l’inizio del peggior incubo possibile e immaginabile. Senza la musica un horror non farebbe paura, una commedia romantica non farebbe commuovere; di conseguenza qualsiasi film senza musica, suoni, rumori non trasmette emozioni. Mostrandoci diversi brevi filmati Michele Borsoi ci ha anche insegnato un po’ di storia: ci ha mostrato come si è passati dal cinema muto al sonoro, come una volta, quando non c’era la tecnologia digitale, le grandi produzioni realizzavano le colonne sonore direttamente durante la proiezione del film, suonate dal vivo in sincrono con tanto di orchestra in buca. Ci ha spiegato come l’invenzione del sonoro abbia mandato a casa tutta una serie di lavoratori che recitavano con la pantomima; lo stesso Charlie Chaplin ha impiegato tempo prima di riuscire a recitare con il sonoro. Per non parlare del problema dei microfoni, dove metterli? Nascosti tra le piante, dentro i vestiti…Per anni gli attori italiani hanno doppiato se stessi, …una serie di clip veramente divertenti. È stato interessante scoprire come una tecnica molto usata nel cinema fosse quella di leitmotiv: ogni personaggio aveva un motivo, una musica ricorrente, che lo identificava e caratterizzava; Ennio Morricone, ad esempio, usando il cromatismo (cioè variando il tono e aumentando o diminuendo di ottave) lo ha sempre fatto per i personaggi western di Sergio Leone, con cui ha sempre lavorato assiduamente. Infine Michele Borsoi ci ha fatto riflettere su come si usa anche oggi la musica di repertorio, può essere un espediente interessante per caratterizzare scene o personaggi: ascoltatevi la Cavalcata delle valchirie di Wagner e poi ditemi se non vi viene voglia di invadere la Polonia!!! (ndr. Woody Allen).

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